













Montorfano è un antico
Borgo, con una storia immensa e non ancora pienamente conosciuta.
E’ collocato all’interno di una piccola piana a 400 m circa d’altezza,
contornato da un grosso bosco di castagni, betulle e rovere e percorso da un
piccolo rio che bagna due antichi lavatoi.
E’ costituito da 9 nuclei abitativi di antica costruzione, da 4 nuclei
abitativi più recenti, da una Chiesa cattolica di origini romaniche, da una
ex-chiesa protestante –attuale Centro comunitario di accoglienza- e da
un’area belvedere –sui due laghi Maggiore e Orta-.
Una strada, il Ronco del vescovo, lo percorre tutto partendo dalla
piazza/parcheggio sino all’uscita dell’abitato delimitato dall’attuale
Ristorante, passando per un nucleo centrale del borgo dove c’è il ponticello
costruito sopra il rio, la fontana e un lavatoio.
Il ronco del Vescovo però prosegue anche dopo, attraverso un bel itinerario
che passa dal Belvedere, dalla stalla del Roncaccio – dove attualmente sono
ospiti gli asinelli Menta, Rosmarino e mamma Betty – dal bosco e dagli
antichi terrazzamenti - nei quali venivano, in passato, coltivate olive e
uva- sino a scendere sulla statale dei laghi.
Al di sotto del Montorfano si aprono il Lago di Mergozzo e la foce del Fiume Toce che arriva sino al Lago Maggiore.
In particolare il Lago di Mergozzo, uno
dei laghi più puliti in Italia e in Europa, offre spiagge di sabbia bianca di cui
una proprio sotto il nostro Borgo
CENNI DI STORIA
Uno dei primi riscontri storiografici risale al 1603 quando uno storico
locale, indica un luogo dove: “vi è una villetta de dodici fuochi, dove si
vede una chiesa antichissima di
la quale fu fatta fino al tempo degli Apostoli, et vi sono molte sante
reliquie de diversi santi, ed è sottoposta alla cura di Margozzo; et ivi
sopra v’era un fortissimo castello del quale anco si vedono i fondamenti, et
appresso in detto luogo v’era anticamente un Monastero,et detta chiesa aveva
molte entrate”.
La Chiesa c’è ancora per fortuna, il castello invece è stato risucchiato
dalla cava di coltivazione del granito bianco e purtroppo non è più a
disposizione di chi ama il nostro territorio e soprattutto la sua integrità.
Prima ancora di questa citazione, un testamento risalente all’anno 885 d.c.
che indica la necessità di provvedere per l’olio occorrente alla festiva
illuminazione della chiesa di Santa Maria di Novara, ossia la cattedrale,
attraverso la sua produzione di olivi posto proprio nel territorio di
Mergozzo; “avente per confine da un lato la terra di S.Giovanni, e
dall’altro la terra che spetta alla Corte di Pallanza, e inferiormente il
Lago Stacionense – il lago Maggiore allora unito al Lago di Mergozzo-“.
La crescita di Montorfano però avviene nell’800 con lo sviluppo delle
attività connesse all’estrazione della pietra.
Tale attività prese piede sin dalla fine del 700. Infatti, a pochi Km di
distanza da Mergozzo, sorgeva e sorge ancora, la Cava di marmo di
CANDOGLIA, che per decine di anni ha fornito il DUOMO di Milano
del marmo necessario alla sua costruzione. La cava, che è attualmente
visitabile, è infatti gestita da una società della Curia milanese chiamata
“La Fabbrica del Duomo”.
Alcune parti del duomo sono invece costruite con granito bianco proveniente
dalle cave del Montorfano.
Il Montorfano quindi si ripopola, e intorno alla montagna nascono decine di
luoghi di estrazione del granito che offrono lavoro a centinaia di operai
estrattori, denominati scalpellini o in dialetto picasass.
Il Borgo cresce e cresce anche la sua vita sociale. Nasce un circolo operaio
-di cui oggi ci sono soltanto delle targhe di ricordo-, una piccola
trattoria e le case vengono ristrutturate. Si tracciano sentieri e strade
carrozzabili, ma il Borgo rimane intatto nelle sue caratteristiche
architettoniche.
Una curiosità storica riguarda la presenza di ben due chiese sullo stesso
piccolo territorio.
Sembra che alla fine dell’800, il prevosto della zona si fosse rifiutato di
salire da Mergozzo al villaggio per celebrare la messa di ricorrenza del
santo protettore degli scalpellini, provocando la reazione degli abitanti
del borgo. Essi si rivolsero così al pastore della chiesa evangelica di
Intra. il quale accettò di presiedere le celebrazioni, provocando un vero
proprio scisma all’interno della piccola comunità. In seguito venne
costruita la Chiesa protestante.
Montorfano, dicevamo è avvolto dalla sua montagna denominata appunto Monte
Orfano.
E’ una strana montagna il Monte Orfano, di origini geologiche…….Uno scoglio
di granito a presidiare e vigilare sulla Val d’Ossola. E’ attraversato dal
sentiero Cadorna ed è stato per molti anni un luogo ospitale per i
partigiani che combattevono contro fascisti e nazisti. La sentinella della
Repubblica dell’Ossola, terra antifascita e resistente.
Nel versante occidentale il Monte Orfano ospita ancora intatte costruzioni
di archeologia militare, volute nei primi anni del ‘900, dal comandante in
capo dell’Esercito Luigi Cadorna, di Pallanza, che temeva un
invasione nemica attraverso la Svizzera
Gli edifici, costruiti da militari di leva del posto, sono di
un’architettura pregevole fattura, come il FURTIN, edificio militare
con garitte, costruito nel bosco, con blocchi di granito bianco e verde
perfettamente squadrati, sovrastante un torrentello - da vedere-.
Un'altra area di visita è verso la cima passando dai sentieri del versante
gravellonese, che arrivano su una spalla di prato dove sorgono le
CASERMETTE, costruzioni in parte scavate nella roccia,
attraversate da una una galleria buia e profonda. Sopra all'aperto un grosso
mucchio di ghiaia necessario ad attutire i colpi di artiglieria. Anche sulla
cima del monte si trovano trincee e camminamento. Ma di questo ne parleremo
nella pagina dedicata ai sentieri
LA CHIESA DI SAN GIOVANNI
A Montorfano a sede una meravigliosa chiesa cristiana di origini
paleocristiane dedicata a S.Giovanni. Essa è stata costruita e ricostruita
in tre periodi differenti:
1. In età paleocristiana
2. Durante l’alto medioevo
3. Nel XII secolo
In età paleocristiana (V-VI sec.), fu edificato un complesso monumentale
formato da una chiesa e da un battistero. Al centro dell’aula battesimale si
collocava il fonte ottagonale tutt’oggi visibile.
Un cimitero circondava gli edifici.
Durante l’alto medioevo (VIII-IX sec.) la chiesa venne ricostruita in
dimensioni maggiori, con tre absidi a semicerchio, mentre il battistero subì
la riduzione del fonte battesimale e una ripavimentazione.
Nel XII secolo, S.Giovanni venne ricostruita così com’è visibile oggi: in
stile romanico lombardo, ad una sola nave a croce latina, coronata di una
cupola ottagonale.
La chiesa è realizzata in pietra tagliata in blocchi regolari, il tetto è in
piode.
La facciata (alta 9 m. e larga 7,20 m.) è caratterizzata dalla porta, da
un’unica finestra e dal sottogronda. La porta è sormontata da una lunetta
sulla quale si leggono le lettere CSGBG, più sopra s’apre la finestra
lavorata in pietra con capitellini laterali. Il tetto a due spioventi ha un
sottogronda con tredici archetti pensili in cotto ed arenaria sostenuti da
una semplice mensoletta.
L’abside termina con una falsa tribuna esterna che si sviluppa in alto con
dodici piccoli archi sostenuti da colonnette in pietra e capitello figurato
neolombardo.
All’interno: l’altare è posto sotto la cupola, il fonte è in una sorta di
“pozzetto” in corrispondenza della seconda campata, il pavimento è in pietre
squadrate, le volte sono tutte in muratura. La sezione orizzontale dei
pilastri è costituita da un semicilindro con due lesenette per lato. I
capitelli, leggermente cubici, sono segnati da leggere nervature agli angoli
e, nella loro semplicità, costituiscono una rarità.
L’altare è posto sopra un’impalcatura scorrevole in legno, che consente di
ispezionare i reperti delle precedenti costruzioni. L’antependium
dell’altare – opera di Pietro Solari da Verna, firmato e datato 1724 – è
collocato in una grande cornice lignea dorata e l’icona dipinta ad oglio
raffigura la Madonna del Carmine tra S. Giovanni e S. Rocco; le lastre
laterali raffigurano uccelli che beccano delle
ciliegie.
L’acquasantiera è costituita da un capitello svasato appartenente alla
chiesa del secondo periodo.
La storia racconta che ….
Vi sono storiografi (Di Vesme, Gabotto, Lisier, …) che propendono a
dimostrare che precedentemente al XII sec., vi fosse ai piedi del Montorfano
una località chiamata Stazzona caratterizzata dalla chiesa di S.Giovanni,
quella del secondo periodo, e da un castello i cui resti furono testimoniati
in un documento del 1603, poi scomparsi con l’inoltrarsi della cava alle
spalle della chiesa. Stazzona fu distrutta da un terremoto che nel 1117 fu
causa del crollo delle due costruzioni e dell’incendio delle case costruite
in legno e paglia. Con il crollo della chiesa il materiale di costruzione,
colonne e capitelli, fu riciclato per la costruzione o sistemazione delle
abitazioni del Montorfano. permettendo la ricostruzione del nuovo e attuale
S.Giovanni secondo il gusto e le esigenze della nuova era.
